" CIRCLE TIME " 
(classe IV  C -  Plesso Garzilli - a.s. 2007/08)

RIFLESSIONI DI UN'INSEGNANTE


Dall’anno 2004, cioè da quando i miei alunni frequentavano la prima presso la scuola Garzilli, durante una delle due ore opzionali, ho scelto di mettere in atto una strategia rivolta all’educazione affettivo-relazionale ed ho deciso così che una volta alla settimana, per un’ora, i miei alunni insieme a me  si sarebbero seduti in cerchio a parlare. Quest’attività è stata presentata a loro come circle time, ossia  tempo del cerchio.
Tale tecnica è stata introdotta alla fine degli anni ottanta da Donata Francescano che, insieme ad Anna Putton e Simona Cudini, ha pubblicato per la Nuova Italia Scientifica il testo “Star bene insieme a scuola” in cui viene illustrata questa tecnica che può essere utilizzata fin dalla scuola dell’infanzia. In realtà avevo già condotto esperienze di questo tipo quando lavoravo come psicopedagogista nel Servizio del Provveditorato agli Studi di Palermo, all’interno di un progetto che aveva come obiettivo la lotta alla dispersione scolastica. Avevo condotto delle esperienze sia nella scuola primaria che nella scuola secondaria di primo e secondo grado, avendo modo di apprezzare i risultati ottenuti da un lavoro di questo tipo anche se non lavoravo in classi mie, ma con l’insegnante di classe in alcuni casi o da sola in altri. Quindi avevo già fatto l’esperienza del circle time, ma mai per quattro anni di seguito con gli stessi soggetti.
Vorrei spiegare brevemente come ho applicato questa tecnica e riflettere sull’esperienza per comunicarla ad altri perché ritengo che possa essere un valido aiuto per la gestione della classe e per la promozione del benessere dei bambini.
Ogni settimana sempre alla stessa ora ci sediamo in cerchio per parlare; non ho mai proposto un tema e i bambini hanno sempre saputo che avrebbero potuto parlare di quello che volevano e che tutti quanti ci impegnavamo a non raccontare in giro quello che i compagni dicevano. Credo che ognuno di loro abbia utilizzato al meglio questo spazio di ascolto che veniva loro offerto; durante gli incontri succedeva e succede di tutto, spesso si ride ma ci sono stati anche momenti di grande commozione.
Spontaneamente, fin dai primi incontri in prima, senza che io ne abbia mai fatto cenno, hanno cominciato a raccontare i loro sogni, soprattutto gli incubi; quando erano più piccoli mi accorgevo che spesso erano sogni inventati, ma evidentemente anche quelle invenzioni volevano comunicare qualcosa.
Certamente sarebbe troppo lungo parlare dell’evoluzione che nel gruppo c’è stata in quattro anni; in particolare, in quest’ultimo anno, il circle time è stato visto come un’opportunità per parlare dei problemi nelle relazioni reciproche,  per chiarire quelle che loro chiamano “le offese”. Hanno imparato a verbalizzare i loro stati d’animo e credo che siano diventati molto più consapevoli delle emozioni che provano e soprattutto hanno imparato a fidarsi.

            Sento di dovere un ringraziamento particolare ai genitori della mia classe perché mi sono sempre sentita sostenuta da loro e ho percepito che anche loro si sono fidati di me, tant’è che quest’ora opzionale è sempre stata scelta da tutti.   

Antonella Giubilaro 4 C Garzilli
 

RIFLESSIONI DI UN'ALUNNA

Palermo 20 maggio 2008 
Mi chiamo Chiara P. e frequento la classe 4 C della scuola Primaria Nicolò Garzilli; grazie alla maestra Giubilaro ogni lunedì a ultima ora insieme ai miei compagni facciamo il “circle time”. Ci raduniamo tutti in cerchio nell’aula di sostegno a discutere di alcuni comportamenti dei compagni che non riteniamo corretti.
La
maestra ascoltandoci pazientemente ha potuto darci dei consigli al fine di migliorare il carattere di ognuno di noi. Raccontiamo anche i nostri sogni che siano belli o che siano brutti, grandi eventi o semplici viaggi per condividerli insieme.
Il “circle time” è e sarà per sempre un esperienza bellissima perché ci ha aiutato a crescere insieme superando le nostre paure e le nostre ansie. Noi saremo sempre grati alla maestra Giubilaro per questa “speciale” esperienza che ci ha voluto regalare.

                                                                                         Chiara P.

 

 

 

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