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Dall’anno 2004, cioè da quando i miei alunni frequentavano la
prima presso la scuola Garzilli, durante una delle due ore
opzionali, ho scelto di mettere in atto una strategia rivolta
all’educazione affettivo-relazionale ed ho deciso così che una
volta alla settimana, per un’ora, i miei alunni insieme a me si
sarebbero seduti in cerchio a parlare. Quest’attività è stata
presentata a loro come circle time, ossia tempo del cerchio.
Tale tecnica è stata introdotta alla fine degli anni ottanta da
Donata Francescano che, insieme ad Anna Putton e Simona Cudini,
ha pubblicato per la Nuova Italia Scientifica il testo “Star
bene insieme a scuola” in cui viene illustrata questa tecnica
che può essere utilizzata fin dalla scuola dell’infanzia. In
realtà avevo già condotto esperienze di questo tipo quando
lavoravo come psicopedagogista nel Servizio del Provveditorato
agli Studi di Palermo, all’interno di un progetto che aveva come
obiettivo la lotta alla dispersione scolastica. Avevo condotto
delle esperienze sia nella scuola primaria che nella scuola
secondaria di primo e secondo grado, avendo modo di apprezzare i
risultati ottenuti da un lavoro di questo tipo anche se non
lavoravo in classi mie, ma con l’insegnante di classe in alcuni
casi o da sola in altri. Quindi avevo già fatto l’esperienza del
circle time, ma mai per quattro anni di seguito con gli stessi
soggetti.
Vorrei spiegare brevemente come ho applicato questa tecnica e
riflettere sull’esperienza per comunicarla ad altri perché
ritengo che possa essere un valido aiuto per la gestione della
classe e per la promozione del benessere dei bambini.
Ogni settimana sempre alla stessa ora ci sediamo in cerchio per
parlare; non ho mai proposto un tema e i bambini hanno sempre
saputo che avrebbero potuto parlare di quello che volevano e che
tutti quanti ci impegnavamo a non raccontare in giro quello che
i compagni dicevano. Credo che ognuno di loro abbia utilizzato
al meglio questo spazio di ascolto che veniva loro offerto;
durante gli incontri succedeva e succede di tutto, spesso si
ride ma ci sono stati anche momenti di grande commozione.
Spontaneamente, fin dai primi incontri in prima, senza che io ne
abbia mai fatto cenno, hanno cominciato a raccontare i loro
sogni, soprattutto gli incubi; quando erano più piccoli mi
accorgevo che spesso erano sogni inventati, ma evidentemente
anche quelle invenzioni volevano comunicare qualcosa.
Certamente sarebbe troppo lungo parlare dell’evoluzione che nel
gruppo c’è stata in quattro anni; in particolare, in quest’ultimo
anno, il circle time è stato visto come un’opportunità per
parlare dei problemi nelle relazioni reciproche, per chiarire
quelle che loro chiamano “le offese”. Hanno imparato a
verbalizzare i loro stati d’animo e credo che siano diventati
molto più consapevoli delle emozioni che provano e soprattutto
hanno imparato a fidarsi.
Sento di dovere un
ringraziamento particolare ai genitori della mia classe perché
mi sono sempre sentita sostenuta da loro e ho percepito che
anche loro si sono fidati di me, tant’è che quest’ora opzionale
è sempre stata scelta da tutti.
Antonella Giubilaro 4 C Garzilli
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RIFLESSIONI DI UN'ALUNNA |
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Palermo 20 maggio 2008
Mi chiamo Chiara P. e frequento la classe 4 C della scuola
Primaria Nicolò Garzilli; grazie alla maestra Giubilaro
ogni lunedì a ultima ora insieme ai miei compagni facciamo
il “circle time”. Ci raduniamo tutti in cerchio nell’aula
di sostegno a discutere di alcuni comportamenti dei
compagni che non riteniamo corretti.
La maestra
ascoltandoci pazientemente ha potuto darci dei consigli al
fine di migliorare il carattere di ognuno di noi.
Raccontiamo anche i nostri sogni che siano belli o che
siano brutti, grandi eventi o semplici viaggi per
condividerli insieme.
Il “circle time” è e sarà per sempre un esperienza
bellissima perché ci ha aiutato a crescere insieme
superando le nostre paure e le nostre ansie. Noi saremo
sempre grati alla maestra Giubilaro per questa “speciale”
esperienza che ci ha voluto regalare.
Chiara P. |
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